Treviso 24 maggio 2013  
Ascom Temi pubblici e politici
 

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giovedì 5 aprile 2012
Per le famiglie italiane un 2011 da dimenticare
[ECONOMIA]

Secondo l'Istat, il potere di acquisto è diminuito dello 0,5 per cento rispetto al 2010 mentre la propensione al risparmio si è attestata al 12 per cento, il valore più basso dal 1995 (-0,7 sul 2010).

Nel 2011 il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,5% rispetto al 2010. Lo rende noto l'Istat aggiungendo che nell'ultimo trimestre dell'anno la riduzione è stata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,9% rispetto al quarto trimestre del 2010. La propensione al risparmio delle famiglie, invece, si è attestata al 12%, il valore piu' basso dal 1995, con una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Nel quarto trimestre la propensione al risparmio è stata del 12,1%, in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, ma in calo dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2010.

In due anni giù del 4 per cento il reddito delle famiglie

''Durante la fase acuta della recessione, nel 2008-09, la caduta dei redditi familiari ha raggiunto in Italia il 4 per cento, a fronte di una riduzione del Pil del 6 per cento''. E' quanto ha affermato il vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, nel suo intervento in un convegno a Genova In media, ha spiegato la Tarantola, le famiglie italiane appaiono ricche nel confronto internazionale: la loro ricchezza netta nel 2010 era pari a 8 volte il reddito, un rapporto in linea con quelli della Francia e del Regno Unito, ma significativamente superiore a quelli della Germania e degli Stati Uniti. La crisi, ha però ampliato il divario tra la condizione economica e finanziaria dei giovani e quella del resto della popolazione: tra il 2008 e il 2010 la quota di famiglie povere in base al reddito e alla ricchezza è cresciuta di circa 1 punto percentuale per il campione nel suo complesso e di circa 5 punti per le famiglie dei giovani.


In forte calo anche il profitto delle imprese



Nel 2011 la quota di profitto delle societa' non finanziarie si è attestata al 40,4%, il valore più basso dal 1995. Lo comunica l'Istat sottolineando come tale valorerappresenti un calo di 1,1 punti percentuali rispetto al 2010. Nel quarto trimestre, tale quota è stata pari al 40,3%, in diminuzione dello 0,6 % rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2010. Nel 2011 il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato pari al 22,3%, in lieve riduzione rispetto al 22,2% dell'anno precedente. Nell'ultimo trimestre si è attestato al 21,8%.

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