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lunedì 30 aprile 2012
Lavoro: il Governo auspica tempi brevi, ma il Pdl chiede "cambiamenti sostanziali"
[GOVERNO]

La Commissione Lavoro del Senato ha cominciato l'esame degli emendamenti: ne sono presentati 1.048. Il 2 maggio l'inizio delle votazioni. Il ministro Fornero invita a "non peggiorare l'equilibrio raggiunto".

Sono 1.048 gli emendamenti presentati al ddl di riforma del mercato del lavoro, la cui illustrazione è partita in commissione Lavoro al Senato. Il governo ribadisce l'auspicio che i tempi siano brevi, ma il Pdl insiste sulla richiesta di ''cambiamenti sostanziali'' e il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, avverte che o cambia o non la votano. ''Non sono molte'' le modifiche possibili, replica il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, per non peggiorare ''l'equilibrio'' raggiunto, che anche sull'articolo 18 è ''buono e non vorrei fosse messo a repentaglio''. La riforma ''credo che presto sarà convertita in legge'', afferma da parte sua il premier Mario Monti, sottolineando che porterà ''piu' flessibilità per le imprese e più sicurezza per i lavoratori''. Intanto sulla questione degli esodati, quei lavoratori (oltre ai 65 mila già salvaguardati) che rischiano di restare senza impiego e senza pensione, Fornero ha convocato per il 9 maggio il tavolo con i leader dei sindacati. Ora, commenta il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, bisogna ''rassicurare'' chi entro dicembre 2011 ha fatto accordi sull'accesso alla pensione con le vecchie regole. E dare una ''soluzione previdenziale'' a tutta la platea interessata, dice il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica. Tornando al ddl lavoro all'esame della commissione a Palazzo Madama, le votazioni, attese secondo il calendario originario per lunedì 30, è molto probabile che slittino al 2 maggio. Nessuna proposta di modifica è ancora stata presentata dai relatori. Sull'articolo 18, il ministro del Lavoro precisa che c'è ''un aspetto tecnico'' sui cui intervenire perché la regolamentazione per i dipendenti pubblici sia affrontata con ''un apposito intervento'' del ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. Tra le proposte di modifica, c'è anche un emendamento del Pd, a firma dei senatori Paolo Nerozzi e Achille Passoni, che darebbe alla Fiom la possibilità di nominare le proprie rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) in Fiat, pur non avendo firmato il contratto.
Mentre dall'ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, arriva la richiesta di fare marcia indietro sulle misure per limitare l'uso dei contratti a termine.


Confcommercio: "ripristinare l'equilibrio sulla flessibilità in entrata"


"E' fondamentale che non si commetta l'errore di ingessare insanabilmente il mercato del lavoro, cancellando o penalizzando fortemente istituti contrattuali ben regolamentati come il contratto a termine o altri istituti che hanno dato buona prova di sè attraverso un incremento occupazionale, quali il lavoro a chiamata, il part time, il contratto di inserimento e persino i buoni lavoro": questo il commento di Confcommercio sul ddl lavoro all'esame del Senato. "Il numero degli occupati in Italia è cresciuto di tre milioni negli ultimi dieci anni e un intervento drastico su questi istituti rischia, infatti, di incidere in maniera fortemente negativa. Se tutte le rappresentanze di impresa sono oggi preoccupate per la riduzione della flessibilità in entrata e chiedono modifiche occorre tenere nella massima attenzione queste istanze prima che si inneschi una spirale negativa", prosegue la Confederazione. "Sono valutazioni di buon senso perchè cercare soluzioni dopo è sempre più difficile che intervenire prima, come ci insegna il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sull'eccessiva pressione fiscale nel Paese. In questo senso avevamo già messo in guardia contro gli effetti depressivi dell'incremento dell'Iva, dell'eccessiva pressione fiscale e dell'aumento del costo del lavoro. E' oggi positivo che finalmente si parli di come evitare ulteriori incrementi di tassazione e di misure a sostegno della crescita, e anche sul lavoro vorremmo che si cominciasse a pensare alla crescita", conclude Confcommercio.


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